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    G. Tucci, La via dello Swat, Milano 1996*

    copertina

     

     

     “In poche ore si raggiunge da Roma Caraci; chi parte da Caraci alla mattina arriva a Pesciavar all’una e da Pesciavar allo Swat sono appena tre o quattro ore di macchina. Tutto questo oggi è agevole e breve; ma certo non lo era ai tempi di Alessandro che vi pervenne dopo avere attraversato tutto l’Iran e l’Afghanistan”[1].

    Questo libro è il resoconto d’un viaggio, d’una spedizione archeologica, là dove l’oriente e l’occidente s’incontrarono e ne nacque l’arte del Gandhara, “nella quale le litografie buddistiche si espressero nel linguaggio narrativo del mondo classico”[2]