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    IL CARCERE E IL CASTELLO DI CAMPAGNA – Scacco del desiderio e desiderio di salvezza nel Franz Kafka di Walter Benjamin

    1. Metamorfosi e scacco

    Mio padre pretende aspirina ed affetto / e inciampa nella sua autorità, / affida a  una vestaglia il suo ultimo ruolo / ma lui esplode dopo, prima il suo decoro[1].                                                                                                                          

    1.1. Innalzamento, decadenza, scatto

                  Nella Russia del XVIII secolo, scrive Walter Benjamin, un aneddoto sembra precorrere come una staffetta l’opera di Franz Kafka ed addensarne nei suoi tratti essenziali l’enigma.     

               L’episodio in questione si svolge alla corte dell’imperatrice Caterina, tra gli uffici e le camere del palazzo ministeriale ed ha come protagonisti il cancelliere Potemkin ed il «piccolo, insignificante scrivano Šuvalkin»[2].  Durante la più lunga delle sue frequenti depressioni Potemkin si era ancora una volta chiuso nella sua camera, proibendone l’accesso a chicchessia, creando in tal modo seri inconvenienti alla burocrazia di palazzo. Numerosi atti si accumulavano infatti negli uffici ed era impossibile sbrigarli senza la firma del cancelliere. Gli alti funzionari erano letteralmente disperati.