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    G. Tucci, La via dello Swat, Milano 1996*

    copertina

     

     

     “In poche ore si raggiunge da Roma Caraci; chi parte da Caraci alla mattina arriva a Pesciavar all’una e da Pesciavar allo Swat sono appena tre o quattro ore di macchina. Tutto questo oggi è agevole e breve; ma certo non lo era ai tempi di Alessandro che vi pervenne dopo avere attraversato tutto l’Iran e l’Afghanistan”[1].

    Questo libro è il resoconto d’un viaggio, d’una spedizione archeologica, là dove l’oriente e l’occidente s’incontrarono e ne nacque l’arte del Gandhara, “nella quale le litografie buddistiche si espressero nel linguaggio narrativo del mondo classico”[2]

    Il mosaico di Aion di Sentinum, un nuovo tentativo di lettura

    Filippo Venturini,  Da “PICUS”, XXVIII 2008, pp. 213-231.

    Il simboleggiare è la molla d’ogni pensiero.
    G. Dumezil

    Il mosaico di Aion di Sentinum è attualmente conservato nella Glittoteca, sala XI n° 42, a Monaco di Baviera. L’opera fu acquistata e portata in Germania dal re Ludwig I nel 1828.

    Il pavimento è stato più volte oggetto di studio, e variamente interpretato. Come è noto l’opera presenta un’anomalia nella disposizione dei segni: l’Ariete è dopo la Vergine, prima del Sagittario, anziché essere fra Pesci e Toro, mentre Bilancia e Scorpione sono dopo il Sagittario, mentre dovrebbero precederlo. Negli studi succedutisi nel corso del tempo sono state avanzate due spiegazioni per giustificare tale aporia: un errore in fase di riassemblaggio da parte dei restauratori, un errore del mosaicista che avrebbe posto quattro segni a caso, trovandosi a realizzare un’opera di dimensioni superiori a quelle del cartone usato come modello. L’infondatezza della prima spiegazione è già stata ampiamente dimostrata. La seconda spiegazione per l’anomala disposizione dei segni zodiacali potrebbe essere altrettanto infondata, come si cercherà di dimostrare, fornendo una nuova interpretazione.

    Interventi sillani nell’ager Gallicus

    La guerra civile tra Mario e Silla

     

         Gli anni seguenti [dopo la conclusione del bellum sociale] continuavano ad essere instabili: questa volta fu la guerra civile tra Mario e Silla ad agitare la situazione; la fazione mariana detenne il potere dall’88 all’83 a.C. ed impose al consolato per l’86 a.C. lo stesso Mario e Cinna, il quale, dopo la morte dell’homo novus di Arpino, si fece rinnovare i consolati dell’85 e dell’84 a.C. senza convocare i comizi e quindi in modo illegale. Nell’ultimo anno di consolato Cinna, mentre si preparava a compiere una spedizione in Oriente ufficialmente non contro Silla ma contro Mitridate, fu ucciso ad Ancona dai suoi stessi soldati (de vir. ill., 69, 4). La città dorica fu scelta come luogo di preparazione e punto di partenza per la traversata grazie soprattutto agli ottimi collegamenti con Roma ed alla sua complessa viabilità: infatti il porto era collegato a nord con la via Flaminia, a sud con la via Salaria,  e in più con altri diverticoli, che fungevano da scorciatoie e che mettevano in collegamento Ancona con le vallate interne e gli Appennini.