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    LE PIETRE E LE PAGNOTTE

    Alcune riflessioni su: “La Persuasione e la Rettorica” di C. Michelstaedter

                                           persuasione[1]

    So che voglio e non ho cosa io voglia. Un peso pende ad un gancio e per pendere soffre che non può scendere: non può uscire dal gancio, poiché quant’è peso pende e quanto pende dipende.

    Lo vogliamo soddisfare: lo liberiamo dalla sua dipendenza; lo lasciamo andare, che sazi la sua fame del più basso e scenda indipendentemente fino a che sia contento di scendere. In nessun punto raggiunto fermarsi l’accontenta e vuol pur scendere, ché il prossimo punto supera in bassezza quello che esso ogni volta tenga (…) sempre lo tiene un’ ugual fame del più basso e infinita gli resta pur sempre la volontà di scendere[1].

     

    G. Tucci, La via dello Swat, Milano 1996*

    copertina

     

     

     “In poche ore si raggiunge da Roma Caraci; chi parte da Caraci alla mattina arriva a Pesciavar all’una e da Pesciavar allo Swat sono appena tre o quattro ore di macchina. Tutto questo oggi è agevole e breve; ma certo non lo era ai tempi di Alessandro che vi pervenne dopo avere attraversato tutto l’Iran e l’Afghanistan”[1].

    Questo libro è il resoconto d’un viaggio, d’una spedizione archeologica, là dove l’oriente e l’occidente s’incontrarono e ne nacque l’arte del Gandhara, “nella quale le litografie buddistiche si espressero nel linguaggio narrativo del mondo classico”[2]