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    Trimalchione e l’ordine cosmico

    copertina n. 43 di Letteratura-Tradizione

    copertina n. 43 di Letteratura-Tradizione

    Da Letteratura-Tradizione, n° 43.

    Nell’articolo: “La difficile via per il centro” (L-T 42), analizzando il così detto “Mosaico d’Europa”, è emersa una serie di significati simbolici, rimandanti a tre momenti, corrispondenti ai tre pannelli che compongono il mosaico: 1)morte/iniziazione; 2)rapimento, viaggio/trance mistica; 3)visione del dio e contemplazione dell’ordine cosmico. S’è detto che un tale “percorso” si compie in un triclinio, poiché si tratta di un Centro1.

    Qualora confrontassimo l’analisi del mosaico, con una parte del Satyricon troveremmo confermate le nostre idee riguardo al ruolo del triclinio quale Centro, cioè luogo ove l’ordine fenomenico viene inizialmente annullato, per poi essere rifondato, motivato, a seguito della contemplazione del kosmos.

    La Via difficile 

    L’episodio è un momento della Cena Trimalchionis2.

    Prima d’entrare nel triclinio, gli invitati contemplano, fissate agli stipiti della porta: due tavolette su una delle quali: erano disegnati il corso della luna ed i sette pianeti; borchie differenti contrassegnavano giorni fasti e quelli nefasti3.Dunque una rappresentazione del tempo cosmico (luna, pianeti) e di quello terrestre (gironi fasti e nefasti), all’entrata del triclinio, al quale bisogna accedere secondo precise modalità, come se si entrasse in un luogo sacro4. Quanti accedono al triclinio di Trimalchione sono stati invitati, e prima di entrare espletano un rito di passaggio. Ritorna quindi il concetto di “Via difficile”.

    Quam totus homuncio nil est!

    Allorché, durante il banchetto, viene introdotto il vino, Trimalchione sentenzia: dunque il vino vive più a lungo dell’omuncolo, perciò facciamo baldoria. Il vino è vita (…)5 come se, bevendo vino, sia possibile mutuarne la diuturnità dell’esistenza. D’innanzi ai convitati s’apre il baratro della morte: uno scheletro d’argento stimola considerazioni sull’inanità della vita6. Il presente è annullato, destorificato con l’introduzione del vino, bevendo il quale si affronta ora il nulla. Nel mosaico d’Europa in corrispondenza della soglia c’è una scena che allude alla morte, all’annullamento della “vita concreta”: una sorta di “passaggio al bosco”, che pare essere rappresentato dai tre alberi7. (…) Il bosco è la grande casa della morte, la sede del pericolo di annientamento8, così sulla vita dei commensali di Trimalchione incombe la morte, ma: a un passo dall’annientamento c’è il trionfo9 e nulla e tempo finiscono per coincidere: essere identici10.

    Il bosco dischiude i suoi tesori

    A questo punto, compare un piatto curiosamente guarnito: si trattava d’un vassoio rotondo che aveva disposti, uno dopo l’altro, in circolo, i dodici segni zodiacali (…) nel centro del vassoio, inoltre, una zolla estirpata con la sua erba sosteneva un favo11. Ricompare il tempo cosmico: circolare, esente dal mutamento, differentemente da quello terrestre, la futilità del quale è stata evidenziata allorché s’è meditato sul misero stato dell’uomo destinato ad essere vittima dell’ Orco. Al centro del piatto c’è una zolla sormontata da un favo. La cosmologia/cosmogonia è completa, perfetta: il favo contiene miele, ritenuto di natura celeste12. Le api, si dice, illud a Iove afferre13. Nelle Georgiche è chiara la natura divina di tale sostanza, legata a Giove bambino, nutrito dalle api14. Plinio connette il sorgere delle costellazioni al miele15. Al centro del piatto sono sovrapposti: la Terra (la zolla) e il Cielo (il miele), cioè la Coppia Divina:, rappresentata anche nei mosaici ritraenti Leda/Zeus, quali, ad esempio uno di Pisaurum16.

    La Coppia Divina genera lo scorrere del tempo e l’ordine universale, dunque anche la “vita dell’omuncolo”, che trova, ora, legittimazione e fondamento. Trimalchione descrive ciascun  segno, ponendolo in relazione alle attività umane, quindi, motivando con una realtà d’ordine superiore, quell’esistenza prima ritenuta vana: come si riduce a un bel nulla l’omuncolo (…). Ora ogni tipologia umana, ogni attività è legittimata dall’archetipo celeste, si potrebbe quasi dire che si verifichi: l’incontro dell’uomo con se stesso, o meglio: con la propria divina potenza17.

    I commensali sono così reintegrati in un ordine primordiale, evocato dall’irruzione nel triclinio della natura selvaggia: fuori dalla stanza del triclinio si sollevò un grande baccano ed ecco che una muta di cani della Laconia comincia a correre da una parte e dall’altra, ivi compresa la tavola18.

    Poco dopo Trimalchione s’assenta momentaneamente, ciò è chiosato così: noi conquistata la libertà di parola senza il tiranno (…)19.

    È significativo che i commensali si sentano liberi ora, dopo avere attraversato il deserto del nichilismo, visto la ragione ultima di quanto inizialmente sembrava inane. In questo viaggio è stato guida Trimalchione stesso: il compito della guida spirituale è di condurvi per mano il discepolo per liberarlo dalla paura20. Inoltre il padrone di casa è detto “tiranno”.

    More regio vivere

    Nello scorso numero abbiamo ricordato che Odisseo garantisce il ristabilimento dell’ordine, attraverso un rito di passaggio dall’anno vecchio a quello nuovo, con una chiara allusione astrale (le dodici scuri), e ciò avviene durante un banchetto. Odisseo è un re, ed è signore del tempo. Tolomeo Filadelfo si mostrerà, sfilando circondato dalle stagioni; Alessandro Magno, viene ritratto con i caratteri di Helios, divinità che compare anche nel verso di alcune emissioni di Antonio21. Augusto determina l’inizio d’una nuova era, che porta a compimento un’epoca di disordini e guerre civili, sintomaticamente cominciata allorché, a Roma, ritorna in auge il simposio, scomparso alla fine dell’epoca monarchica. I più eminenti dei romani prendono come modello i monarchi orientali e greci22. Chiaro è il legame: simposio(triclinio)/monarca/dominio del tempo, che sottende anche all’episodio narrato da Petronio. Il termine “Tiranno” attribuito a Trimalchione potrebbe avere una giustificazione più profonda, oltre a quella di porre alla berlina il liberto. Sappiamo che solitamente fra le primae e le secundae mensae, durante i banchetti romani, si libava: prima ai Lari, poi al Genio dell’Imperatore, e poi a quello del Dominus domus. Quasi che il princeps, fosse un’ipostasi della divinità ed il dominus del priceps, si tratterebbe, cioè, d’una triplice ierofania, specchio d’una società modellata su archetipi celesti. Trimalchione infatti tiene a mostrare il proprio legame con la divinità: non vorrete negare che io abbia il padre Libero23. Si tratta certamente d’un calembour, che fa perno sullo stato civile del padrone di casa, tuttavia è sintomatico che sia pronunciato in un simile contesto, ricordiamo il detto: Diventa Dioniso colui che guida le schiere24. Dioniso/Libero è anche signore del tempo25. Dioniso è detto anche Zagreo, cacciatore, e l’affermazione di Trimalchione, riguardo alla parentela con Libero, avviene proprio dopo che dei cani della Laconia hanno fatto irruzione nel Triclinio, con chiaro riferimento alla caccia. Dopo avere denunciato la propria discendenza Trimalchione lascia la scena e lo fa per andare al gabinetto: la trivialità dell’affermazione e la conseguente immagine parrebbero ottimi spunti per ritenere vano tutto quello detto fin’ ora: l’obbiettivo dell’opera è far ridere, il resto è di più, si potrebbe dire.

    Siamo in realtà al cospetto d’un mirabile esempio di come l’archetipo lavori, a prescindere dalla capacità umana, di comprenderlo, o di volere comprenderlo: al di là del tono comico, a volte prosaico del Satyricon, quella romana si mostra come un società tradizionale, imitante in terra la regolarità dei movimenti celesti, sicché ognuno è a stella volto, forma una costellazione, cioè svolge nella città, anche urbanisticamente ricalcata sulla mappa dei cieli, una funzione analoga a quella che nell’economia cosmica adempie quella costellazione o quel pianeta26.

    Confronti iconografici

    Altri mosaici triclinari ove sia riprodotto un percorso conoscitivo, simile a quello del Mosaico d’Europa o a quello descritto nel Satyricon sono, ad esempio: uno di Arles (Fig. 1), con, all’entrata, scene dionisiache (rito, iniziazione, destorificazione del presente), mentre al centro del pavimento, c’è Aion, con la ruota zodiacale, e ai quattro angoli le Stagioni (Chronos), separate da scene “marine”: Nereidi su tritoni, Europa (viaggio/estasi; acqua elemento germinativo per eccellenza). A El Jem27, in Nord Africa, all’entrata ci sono scene dionisiache e di lotta fra animali selvaggi(omofagia), alle quali, nella parte interna, seguono le Quattro Stagioni.

    A Pisaurum il così detto “Mosaico di Leda”(Fig.2) era preceduto da una soglia con una raffigurazione28, della quale non resta molto, ma che, per analogia con i due mosaici sopra menzionati e con altri simili, doveva avere qualche attinenza rituale; mentre al centro ci sono Leda e Zeus(Fig. 2), intorno le Stagioni: raffigurazione del tutto simile, almeno concettualmente, al piatto “astronomico” servito da Trimalchione. Si fa notare che: la Coppia Divina (Zeus/Leda) è circondata da nodi salomonici, ritenuti un mero riempitivo, e in alcuni casi sarà anche così, tuttavia concordiamo con quanti diffidano gli specialisti di liquidare certi elementi decorativi troppo sbrigativamente. In India, solo per fare un esempio, ritroviamo il “nodo” abbinato a Shiva-Parvati29. A Forum Sempronii il “nodo” è l’elemento centrale in un cubiculum30, proprio sostenendo la casualità come giustificazione, questa appare come un velo che copre, facendo trasparire, quindi indica, pur celando31, dunque è casualità?

     

    Bibliografia:

    L. Foucher, La Mosaique de de la Procession Dionisiaque a El Jem, Parigi 1963

    K. M. Dunbabin, The mosaics of Roman North Africa, Oxford. 1978

    M. Grondona, La religione e la superstizione nella Cena Trimalchionis, Bruxelles 1980.

    L. Mercando, I Mosaici Romani, in Pesaro nell’Antichità, Venezia 1984

    U.Sansoni, Il nodo di Salomone, Milano 1998.

    E. Zolla, Che cosa è la Tradizione, Milano 1998

    E. Jünger, Trattato del ribelle, Milano 2001

    P. Scarpi (a cura di), Le religioni dei misteri, Milano 2002.

    A. Zaccaria Ruggiu, More regio vivere, Roma 2003,

    F. Venturini, La difficile via per il centro, in L-T, 42; I mosaici di Forum Sempronii, in Domus di Forum Sempronii Roma 2007.

     

    Autori citati:

    Petronio, Satyricon; Virgilio, Georgiche.

     

     


    1L-T 42, 116.

    2Grondona, 1980.

    3Petr., XXX, 3, 4.

    4Idem, XXX, 4.

    5Idem, XXXIV, 7.

    6Idem, XXXIV, 8-10

    7Venturini, 2008, 120

    8Jünger, 2001, 73

    9Idem, 73.

    10Idem,84.

    113Petr., XXXV, 2-5.

    12Grondona, 1980, 22-23

    13Petr., LVI, 6.

    14Grondona, 1980, 22-23; Verg., Georg., IV 1-2; 149-152.

    15Grondona, 1980, 22-23.

    16Mercando, 1984, 181- 234. Per la partitura pavimentale a nostro avviso il mosaico non poteva che essere in un triclinio.

    17 Jünger, 2001, 79.

    18Petr., XL, 2.

    19Idem, XLI,9.

    20 Jünger, 2001, 73.

    21di Dario, 2002, 96.

    22Zaccaria Ruggiu, 2003, 38

    23Petr., XLIII, 8.

    24Scarpi, 2002, 303; Venturini, 2008, 115.

    25Idem, 115

    26Zolla, 1998, 136.

    27Fourcher, 1963; Dunbabin, 1978, 175-176.

    28 Per questa parte si veda Mercando, 1984, 181- 234.

    29Sansoni, 1998, 27- 28; 187. oculata e fondamentale appare la scelta dei soggetti simbolici come delle loro associazioni. 

    30Venturini, 2007, 68- 69.

    31Zolla, 1998, 137.

     

    fig 1

     

     

     

     

     

     

    fig 2

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