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    Museo Civico di Bisaccia: Alle Origini Degli Irpini

    Genti aristocratiche della Campania antica

    Bisaccia occupa un ruolo di primo piano tra le antiche comunità che abitavano, in età protostorica le fertili alture dell’alta valle del fiume Ofanto e del fiume Sele, rientrando, insieme a Calitri, Conza, Morra De Sanctis, Cairano, Oliveto Citra, in un aspetto peculiare del popolamento indigeno della Campania, che prende il nome di “Cultura di Oliveto Citra-Cairano” dai due centri indagati per primi.
    La storia della ricerca archeologica a Bisaccia rimane indissolubilmente legata al nome di un archeologo che vi dedicò gran parte della sua attività di ricerca, Giancarlo Bailo Modesti (Istituto Universitario “L’Orientale” di Napoli); allo studioso si devono non solo lo scavo esemplare della necropoli della collina del Cimitero Vecchio, ma sopratutto i numerosi lavori scientifici che hanno fatto di Bisaccia uno dei casi di studio più noti nell’ambito dell’archeologia funeraria.

    Castello Ducale di Bisaccia
    Castello Ducale di Bisaccia

    La mostra è stata allestita al piano terra del Castello Ducale e rappresenta il primo nucleo del Museo Civico di Bisaccia.
    Il percorso espositivo illustra gli scavi condotti dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Salerno e Avellino tra il 1973 e il 1996 sulla collina di Cimitero Vecchio, dove sono state portate alla luce una vasta necropoli, in uso tra la fine del IX e la fine del VII sec. a.C., e solo sporadicamente nel IV sec. a.C., e un’area inseditiva (VI-V sec. a.C.) che vi si sovrappone.
    La visita segue un percorso diacronico, illustrando alcuni dei più significativi contesti funerari: secondo un costume rimasto invariato nel corso di oltre due secoli (ultimi decenni IX – fine VII sec. a.C.), ai defunti, deposti in semplici tombe terragne, rivestite e coperte di pietre e ciottoli, era associato un corredo composto da vasi in ceramica e oggetti metallici di ornamento.
    Lo spaccato sul passato di Bisaccia si apre con i ritrovamenti della prima età del Ferro quando, tra la fine del IX e gli inizi dell’VIII sec. a.C., si riscontrano le prime testimonianze della comunità ofantina: il corredo del defunto prevede vasi in impasto dalle caratteristiche forme biconiche e pochi oggetti in bronzo (armi, fibule). Il quadro che se ne ricava è quello di una società sostanzialmente statica, dedita all’agricultura e alla pastorizia, che rientra nel più generale ambito della “Cultura delle tombe a fossa”.

    Nel corso della seconda età del Ferro, a partire dal II quarto dell’VIII sec. a.C., i corredi tombali mostrano una maggiore varietà sia nel repertorio delle forme ceramiche, sia in quello degli ornamenti metallici, mentre si attestano le prime importazioni, provenienti soprattutto dalla vicina Daunia (Puglia settentrionale). Tale processo evolutivo va evidentemente riferito all’incremento delle attività di scambio attraverso l’itinerario “ofantino”, lungo cui ricade l’insediamento di Bisaccia, posto sullo spartiacque tra il versante tirrenico e quello adriatico.
    E’ in tale periodo che si delineano i caratteri di quella che viene definita “Cultura di Oliveto Citra-Cairano” e che è caratterizzata da alcune tipologie vascolari, quali l’anforetta ad anse complesse, e da alcuni oggetti di ornamento personale: in particolare, per le sepolture femminili, il bracciale cuoriforme, detto ad arco inflesso. Si tratta di un aspetto culturale che contraddistingue uan delle tribù dalla quale avrebbe avuto origine il ceppo sannita di quegli Irpini che ritroviamo nello stesso territorio in piena età storica. Il repertorio delle produzioni ceramiche resta sostanzialmente invariato per un ampio arco cronologico, denotando una cultura omogenea e conservatrice. Ma è nel corso del periodo Orientalizzante (ultimi decenni dell’VIII – VII sec. a.C.) che emerge nella necropoli una marcata articolazione sociale. Tra le altre tombe si distinguono, infatti, alcune sepolture di spicco che mostrano il riflesso di contenuti ideologici di stampo ellenico, in sintonia con quanto documentato contemporaneamente dalle altre aristocrazie etrusche e italiche del Tirreno. In queste sepolture l’ostentazione di oggetti di importazione e di monili vuole essere l’affermazione del prestigio rivestito dal defunto in vita, nonché riferimento ai modelli culturali adottati dallo stesso.
    Ad uno dei gruppi aristocratici di Bisaccia, detentori del controllo politico ed economico, va ricollegato il nucleo di sepolture incentrato sulla tomba femminile 66 detta della principessa. Oltre ad una straordinaria serie di monili, la defunta indossava un raffinato abito impreziosito da piccole cuppelle in bronzo; il suo appariscente corredo comprendeva, accanto a vasi d’impasto, pregiati recipienti in bronzo di produzione etrusco-campana, oltre che un grande contenitore da derrate e un fascio di spiedi di ferro allusivi al banchetto e al focolore domestico, usualmente appannaggio delle tombe maschili.
    La misura dell’importanza delle scoperte della necropoli di Cimitero Vecchio è a ben ragione racchiusa nell’immagine della aristocratica defunta, emblema delle più antiche gentes della valle dell’Ofanto.

     

    Museo Civico di Bisaccia (AV)
    Castello Ducale
    Tel. comune: 0827 89202

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