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    Il mosaico di Aion di Sentinum, un nuovo tentativo di lettura

    Filippo Venturini,  Da “PICUS”, XXVIII 2008, pp. 213-231.

    Il simboleggiare è la molla d’ogni pensiero.
    G. Dumezil

    Il mosaico di Aion di Sentinum è attualmente conservato nella Glittoteca, sala XI n° 42, a Monaco di Baviera. L’opera fu acquistata e portata in Germania dal re Ludwig I nel 1828.

    Il pavimento è stato più volte oggetto di studio, e variamente interpretato. Come è noto l’opera presenta un’anomalia nella disposizione dei segni: l’Ariete è dopo la Vergine, prima del Sagittario, anziché essere fra Pesci e Toro, mentre Bilancia e Scorpione sono dopo il Sagittario, mentre dovrebbero precederlo. Negli studi succedutisi nel corso del tempo sono state avanzate due spiegazioni per giustificare tale aporia: un errore in fase di riassemblaggio da parte dei restauratori, un errore del mosaicista che avrebbe posto quattro segni a caso, trovandosi a realizzare un’opera di dimensioni superiori a quelle del cartone usato come modello. L’infondatezza della prima spiegazione è già stata ampiamente dimostrata. La seconda spiegazione per l’anomala disposizione dei segni zodiacali potrebbe essere altrettanto infondata, come si cercherà di dimostrare, fornendo una nuova interpretazione.

    Nella parte inferiore del mosaico (Fig. 1) si trova la personificazione di Tellus, circondata dalle Quattro Stagioni. All’estremità sinistra, isolata dal resto delle figure che compongono la scena, c’è la Primavera toccata  dal piede destro di Tellus. Dalla testa della personificazione dei primi tempi dell’anno parte una linea diagonale che va in crescendo, passando sul capo dell’Estate, raggiungendo il suo culmine su quello dell’autunno, quasi fosse una metafora della vita umana: nascita (Primavera), crescita (spazio compreso fra la Primavera e l’Estate), età matura (Estate), raggiungimento della vecchiaia (Autunno) e sprofondamento nella morte (Inverno). La personificazione dell’Inverno è nel punto più basso dello specchio musivo nell’ angolo destro, a chiudere, ma allo stesso tempo a rilanciare il ciclo vitale: infatti, anche se non si trova sullo stesso piano della Primavera, sembrerebbe essere concepita quasi “ad incastro” con quella. Se la Primavera con le braccia compie un gesto d’apertura, l’Inverno porta il braccio destro al petto in un gesto di chiusura, se la Primavera ha la gamba sinistra ritratta, l’Inverno l’ ha allungata e viceversa per quella destra. Un ulteriore legame fra le due personificazioni è costituito dal fatto che l’Inverno ha lo sguardo rivolto alla Primavera. Tellus guarda in alto, verso un giovane stante che regge il circolo zodiacale, impugnandolo con la mano destra all’altezza della casella dei Pesci, mentre la gamba destra è avanzata ed il piede si posa sul segno della Vergine. Non si tratta di una casualità: i due segni corrispondono ai due equinozi del 21 marzo e 23 settembre(si veda la tabella in merito a p. 9). Nella metà sinistra della “ruota” zodiacale ci sono quattro segni: Ariete, Sagittario, Bilancia, Scorpione (Fig.2). L’Ariete dovrebbe essere fra Pesci e Toro, mentre gli altri dovrebbero essere così disposti: Bilancia, Scorpione, Sagittario (Fig. 3). Bilancia e Scorpione sono in sequenza giusta l’una rispetto all’altro, cioè: Bilancia prima dello Scorpione, ed è evidente che siano stati spostati per via dell’inserimento dell’Ariete. Anche il Sagittario è al posto giusto: speculare ai Gemelli, marcando così l’opposizione dei due solstizi: 21 giugno e 22 dicembre. Bisogna considerare che se, una volta inserito l’Ariete, si fosse mantenuta la sequenza: Bilancia, Scorpione, Sagittario, quest’ultimo segno sarebbe stato spostato troppo in alto per mantenere il rapporto di simmetria con i Gemelli, marcando i solstizi, cosa che evidentemente il mosaicista e il committente volevano non venisse meno. Quindi non si poteva fare altro che spostare la Bilancia e lo Scorpione al di là del Sagittario. L’avere preservato, nonostante tutto, la corretta sequenza: Bilancia, prima, Scorpione poi, rafforza l’idea che non si tratti di variazioni casuali, ma che ciò sia conseguenza d’un’operazione voluta e studiata.

    Troppa precisione ed attenzione per un mosaico ove quattro segni si troverebbero spostati perché inseriti a caso come riempitivo. Questo dovrebbe essere sufficiente per dimostrare che lo spostamento dell’Ariete e di conseguenza degli altri segni di cui sopra s’è detto, sarebbe stato voluto e studiato. Un’ulteriore conferma della precisione e della perizia con la quale il mosaico sarebbe stato realizzato viene dal fatto che l’equinozio di primavera è nel segno dei Pesci e non dell’Ariete, come ancora oggi si ritiene che sia, sbagliando. Infatti a causa di un fenomeno detto Precessione degli Equinozi, ogni 2200 anni, circa, il sole cambia costellazione equinoziale. Questo fenomeno era noto agli antichi, almeno a partire dal II a. C. grazie ad Ipparco di Nicea. Il passaggio dalla costellazione dell’Ariete a quella dei Pesci dovette avvenire intorno al 70 d. C.(si veda la tabella a p. 9). Questo conferma il fatto che l’intera composizione del mosaico sentinate non possa essere stata frutto d’una casuale distribuzione dei segni dovuta ad una banale contingenza, come la necessità di dovere adattare il cartone usato come archetipo ad un’area pavimentale molto ampia: il committente dell’opera non doveva essere solamente di “rango elevato e di gusti particolarmente raffinati”, ma estremamente colto e molto addentro in quelle dottrine mistico- filosofiche escatologiche che tanto erano diffuse soprattutto  fra i ceti più alti della popolazione soprattutto a partire dal II d. C.

     

    Propaganda imperiale.

    Il mosaico è stato attribuito all’età di Antonino Pioe le peculiarità stilistiche dell’opera ben s’accordano con la temperie artistica di quel tempo, così come i riferimenti allo zodiaco e ad Aion sono intonati alla cultura dell’epoca, in particolare alle dottrine legate all’astrologia, pertinenti alle maggiori correnti filosofico- misticheggianti di quegli anni. Il modo in cui è reso il corpo di Aion, il risaltare dei muscoli, conseguenza della giustapposizione di strisce e chiazze di differente intensità cromatica rimanda ad una temperie artistica comune sia all’epoca Antonina che ai primi tempi di quella Severiana, prova ne sia il mosaico con certame potorio fra Dioniso ed Eracle della Atrium House di Antiochia, ove la rappresentazione del secondo è caratterizzata dalla giustapposizione di chiazze di bianco, giallo, e rosa-marrone, non più di due o tre toni dello stesso colore. Si ricordi anche l’analogia esistente fra il volto di Tellus e quello di Dioniso in un mosaico di Antiochia, ora al Metropolitan Museum di New York.

    La cornice del mosaico è realizzata in modo tale da dare l’impressione che si tratti d’un soffitto nel quale si apre una sorta di lucernario dal quale si vede l’emblema, ulteriore conferma del valore cosmico del tema trattato. Questo espediente ricorre ad Antiochia nella House of the Boat of Psyches, room 1, ove la raffigurazione che si può ammirare attraverso il finto lucernario è quella di Europa sul toro, il mosaico è datato fra il 235 ed il 312 . Ritroviamo lo stesso motivo che imita le travi d’un soffitto, simile a quello del mosaico sentinate, anche in un’opera africana di Thrysdus (ElDjem), datata al III secolo ed anche in alcuni pavimenti gallici.

    Visto che in numerosi studi è stata sottolineata  la profonda portata politica che la raffigurazione di Aion assume soprattutto in epoca imperiale, sarebbe lecito cercare l’interpretazione della singolare disposizione dei segni zodiacali, ponendola in relazione con gli imperatori che si susseguirono fra la metà del II ed il principio del III secolo d.C.

    L’Ariete era il segno di Settimio Severo e di suo figlio Caracalla. Nell’aprile del 195 comincia la campagna partica; il 14 di quel mese, nello stesso anno, Severo apparve per la prima volta alle truppe con a fianco Giulia Domna, che venne allora acclamata come Mater Castrorum; il 13 aprile del 202 l’imperatore tornava a Roma, dopo avere sconfitto i Parti, per celebrare il trionfo. Si  noti che l’Ariete è toccato dalla testa dell’Autunno, che ha, in questo come in altri casi, attributi dionisiaci, bacchici. Bacco-Liber Pater era proprio una delle due divinità protettrici di Leptis Magna, città natale dell’imperatore. L’Ariete è un animale dionisiaco. Bacco-Liber Pater diventa anche protettore della casa imperiale.

     Questo sarebbe sufficiente: la posizione dell’Ariete è dovuta alla volontà di esaltarne l’importanza, in quanto legato all’imperatore e alla sua casa. Gli altri simboli zodiacali vengono, di conseguenza, spostati, ma si cerca tuttavia di non sconvolgerne troppo l’ordine, mantenendo il Sagittario parallelo ai Gemelli, e la Bilancia prima dello Scorpione. Lo spostamento di Bilancia e Scorpione li colloca in una posizione eccezionale esattamente come quella dell’Ariete: possono anch’essi avere un significato che va oltre quello astrologico?

    Settimio Severo fu anche un grande legislatore, esaltato per la sua equanimità e per il senso di giustizia, tanto che fu definito conditor legum longe aequabilium. Nel verso di alcune monete compare proprio una figura stante con una bilancia in mano, simile a quella del mosaico(Fig. 4). Lo Scorpione era il segno dell’imperatore Nerva al quale, in alcune iscrizioni, Settimio Severo faceva risalire la propria discendenza, e che aveva dei praedia proprio a Sentinum ove si rese protagonista di evergetismo.

    Questi segni, potrebbero inoltre alludere anche a tutte le terre dell’impero (si veda la tabella a p. 10)

    Nel 204 d.C. Settimio Severo celebrò i Ludi Saeculares che avrebbero dovuto ricorrere ogni 110 anni, e sancire l’inizio di un nuovo ciclo della storia umana.

     Non si dimentichi che Settimio Severo si impose come imperatore dopo un lungo e durissimo periodo di guerre civili e disordine, dopo avere sconfitto i Parti, riuscendo anche ad espugnare  Ctesifonte. Inoltre la celebrazione di Settimio Severo dei Ludi Saeculares coincideva con un periodo di 220 anni da quella di Augusto, cioè esattamente due secoli di 110 anni, secondo il corretto computo della ricorrenza di tali giochi: si tratta di un rapporto di 2 a  1, come quello che domina le relazioni numeriche intercorrenti fra gli elementi che compongono il mosaico (si veda p. 6).  Si ricordi anche quanto diceva una profezia nei Libri Sibillini: “Tutte le stelle tornano al posto in cui erano al principio e si muovono  di nuovo con lo stesso moto. Ora se il moto delle stelle è lo stesso necessariamente devono ripetersi tutti gli eventi che già si verificarono, poiché è fin troppo chiaro che nell’universo ogni cosa dipende dal moto degli astri”. Si ponga attenzione soprattutto al passaggio: “necessariamente devono ripetersi tutti gli eventi che già si verificarono”, non era forse Settimio Severo diventato imperatore dopo un periodo di guerre civili, come Augusto? Non aveva forse sconfitto i Parti, così come il primo degli imperatori romani aveva ottenuto la restituzione delle insegne sottratte a Crasso? La restituzione della pace ed una così grande vittoria dovettero senz’altro fare acquisire notevole peso ideologico alla celebrazione di tali ludi, e fornire un buon pretesto per una propaganda imperniata sul ritorno dell’età dell’oro.

    L’atmosfera che domina il mosaico è proprio da età dell’oro. L’enfasi posta sul segno della vergine, e sulla primavera, non richiama forse alla mente il virgiliano iam redit et virgo, per la prima, e l’evocazione della nascita del fanciullo che porterà l’età dell’oro per la seconda?

    Infine, ma non da ultimo, va notato come alcune monete(Fig. 5), che nel dritto portano il volto di Giulia Domna, nel rovescio recano una raffigurazione molto simile a quella di Tellus del mosaico in esame: donna recumbente, circondata da quattro fanciulli rappresentati i quattro periodi dell’anno, alle spalle della quale sta un albero.

    L’attenzione riservata dai Severi ai segni zodiacali è confermata anche da Dione Cassio, che ricorda che l’imperatore aveva i soffitti della stanza in cui riceveva decorati con le costellazioni della sua nascita. Potrebbe anche essere un caso, ma la cornice del mosaico in esame sembrerebbe riprodurre le travi d’un soffitto aperto nella parte centrale ove si trova l’emblema.

    La figura stante del giovane sembrerebbe rimandare a modelli lisippei e potrebbe anche questo non essere un caso, data la nota tendenza di Caracalla alla imitatio Alexandri.

    Erodiano afferma che i cittadini di Alessandria derisero Caracalla per la sua imitazione di Alessandro, anche durante la vita di Geta, fatto riportato anche nella descrizione della gioventù dell’imperatore nell’Historia Augusta. Dione Cassio, ed Erodiano sostengono che l’imitatio definitiva emerse durante il viaggio in Oriente. É stato giustamente posto in evidenza come non vi sia grande somiglianza fra i ritratti di Caracalla e quelli del condottiero macedone, ma la testimonianza delle fonti è inequivocabile, così come lo è il fatto che molti dei ritratti di Alessandro a noi pervenuti furono realizzati all’inizio del III secolo d. C.

    Il volto e la capigliatura del personaggio stante ricordano alcuni ritratti del condottiero macedone (Fig. 6). Si ricordi anche l’Alessandro Magno di Cirene, caratterizzato da una disposizione dei capelli molto simile a quella della figura stante del mosaico in esame (Fig. 7).

    Nel 204, anno della celebrazione dei ludi Saeculares, Caracalla era già stato associato in qualità d’Augusto al padre ed aveva sedici anni, si trovava cioè in quel discrimine fra giovinezza ed età matura che parrebbe contraddistinguere anche colui che regge il circolo zodiacale nel mosaico in esame.

    Visto che l’opera si trovava verosimilmente in una Domus è lecito chiedersi se il mosaico alludesse  alla data di nascita o a qualche fatto rilevante della vita del proprietario della casa nonché committente dell’opera. Alla luce d’un tal quesito, dato che non si sa con certezza chi potesse essere costui, molte delle considerazioni fatte fino a questo punto cadrebbero. Tuttavia l’ipotesi che lo spostamento dei segni alluda al dominus della casa o ai suoi familiari non è plausibile. Nessun privato cittadino avrebbe mai potuto apporre riferimenti personali accanto alla raffigurazione del kosmokrάtwr, al quale solo l’imperatore poteva essere associato. La rappresentazione di Tellus rimanda chiaramente all’imperatrice, come conferma la somiglianza con il verso di alcune monete di Giulia Domna. Evidenti sono nel mosaico i rimandi  alla renovatio temporum, alla quale non poteva certo presiedere un normale cittadino, per quanto influente potesse essere, ma solo l’imperatore.

     

     

    Un’opera polisemica.

    La figura stante che regge il circolo zodiacale potrebbe non essere esclusivamente interpretabile come Aion, ma questo sarebbe solo un dei significati che avrebbe, insieme a quello di Helios e Kairòs.

    Si ponga attenzione alla diagonale che passa sopra la testa della Primavera, salendo fino a quella della Terra, gli occhi della quale spingono in alto verso la figura che regge il circolo zodiacale: il risultato è quello di un ritmo ascensionale verso la realtà super terrena che fa venire alla mente le parole di Apollonio di Tiana il quale avrebbe detto, riguardo al Sole, che coloro che avessero voluto degnamente lodarlo avrebbero dovuto sorgere dalla terra ed elevarsi con il dio. Potrebbe la figura che regge la ruota dello zodiaco essere identificata con il Sole? L’attenzione posta nel volere rimarcare gli equinozi ed i solstizi potrebbe fare propendere per questa interpretazione, visto che è proprio il Sole a determinarli. L’identificazione con il Sole non può essere sottovalutata, considerata l’importanza fondamentale nella religione e nell’ideologia dei Severi di questo astro.

    Settimio Severo si proclama figlio di Marco Aurelio, legandosi così idealmente alla gens Aurelia, la quale era preposta al culto del Sole sin da tempi remoti.

    Non meno legata al culto del Sole era la famiglia di Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, e figlia di Julius Bassianus, sacerdote di Elagabalo ad Emesa. Lo stesso Severo si fece ritrarre come sole fra i sette pianeti nel septizodium. Quindi l’identificazione del giovane stante, con il Sole poggerebbe, oltre che sull’attenzione rivolta nel mosaico a marcare particolari ricorrenze astronomiche nelle quali l’astro è determinante, anche su salde basi religiose, ideologiche e propagandistiche.

    Gli archetipi iconografici ai quali fare risalire la raffigurazione del giovane sono d’epoca ellenistica, ed oltre ai ritratti di Alessandro Magno, rimandano anche a numerose personificazioni del Sole. Si vedano i ritratti di Alessandro-Elio dei musei capitolini, l’Apollo-Elio in terracotta di Civita Castellana ed anche l’Apollo-Elio di Santa Marinella di Civitavecchia, caratterizzato da “un volto giovane, di una morbidezza adolescenziale che deriva per ogni tratto dall’allegoria del Kairòs, quale l’aveva concepita Lisippo ai tempi di Alessandro”(Figg. 6- 7). La figura che regge il circolo zodiacale è un ragazzo: non ancora uomo, ma certo non più un bambino: si trova, cioè, nel discrimine fra la giovinezza e l’età adulta: un attimo (kairòs) di passaggio, come lo sono i solstizi e gli equinozi. Non è fuori luogo ricordare un pannello musivo proveniente da Baalbek(fig. 8), Siria, ora al Museo dei Conservatori a Roma, ritraente un giovane con lunga chioma, con il volto nella stessa direzione di quello del mosaico di Sentino. Fra le due opere vi sono radicali differenze, sia per il fatto che la figura del pannello siriano è a mezzo busto e ha un mantello sulla spalla sinistra, sia per la qualità artistica: decisamente più elevata quella del mosaico in esame. Si tratta comunque di due giovani, entrambi ritratti in quell’istante compreso fra la fanciullezza e l’età adulta, infatti nel pannello di Baalbek ad identificare la figura c’è un’iscrizione: KAIROS.

    Simultaneamente nella figura stante del mosaico sentinate possiamo vedere il Sole e Kairòs. È dunque da ritenere infondata l’identificazione con Aion? Da Platone in poi s’afferma una distinzione fra Aion e Chronos in base alla quale il primo rappresenterebbe la vita tipica dell’essere immutabile, che non diviene, mentre il secondo la vita della realtà, quella immersa nel divenire. In Platone Aion corrisponde ad Ouranos  nel Timeo è detto: “Chronos fu generato con il cielo”,nella stessa opera riguardo agli elementi tipici di Chronos (il tempo immanente) s’afferma che: “i giorni e le notti e i mesi e gli anni, che non esistevano prima che il cielo fosse generato, proprio allora egli li fece nascere, nel momento in cui costruì il cielo” .

    I passi platonici appena citati parrebbero essere a monte anche della realizzazione del mosaico in esame, nel quale vediamo la parte inferiore e quella superiore intimamente connesse in base un rapporto di sudditanza dell’una rispetto all’altra. Il segno autunnale della Vergine è alla stessa altezza della personificazione della primavera, mentre l’Ariete, segno primaverile, è corrispondente alla personificazione dell’Autunno. Il putto che impersona la Primavera è però contrapposto all’Autunno, esattamente come il segno primaverile dei Pesci alla Vergine. L’Estate ed Autunno sono vicine, così che la Primavera è contrapposta ad una coppia proprio come la Vergine ai Pesci e così l’Inverno, come il Sagittario ai Gemelli, questo rapporto di due a uno sussiste anche fra la parte sinistra del cerchio zodiacale con quattro segni e quella destra con otto. Infine se Tellus è la quinta di quattro, la figura stante è la tredicesima fra dodici e fra le due figure sussiste un marcato parallelismo: entrambe hanno il capo rivolto verso destra, il braccio sinistro di Tellus è piegato in una posizione che echeggia quella del corrispondente arto superiore della figura stante, che ha il braccio destro sollevato e piegato, con un andamento simile a quello del corrispondente arto di Tellus, alla gamba destra della quale, allungata verso la Primavera, corrisponde quella del giovane che è avanzata verso la stessa personificazione stagionale. La gamba sinistra della Terra è piegata e ritratta, così quella della figura stante è più indietro rispetto alla destra. É chiaro il  parallelismo che pone in risalto la preminenza delle due figure nei rispettivi ambiti di pertinenza, ma anche la dipendenza dell’una dall’altra, infatti il braccio destro della terra è inattivo, pur rimandando a quello della figura stante, che reggendo la ruota zodiacale è attivo. Lo stesso vale per la gamba sinistra: quella del giovane, oltre a reggerne il peso, scandisce anche l’asse  mediano del circolo astrale, dunque regge anche quello, quindi è un arto attivo, mentre non lo è quella della Terra che non sembra compiere altra azione oltre a quella di guardare verso la figura stante che regge la ruota dello Zodiaco. Esiste fra le due figure un rapporto attivo/passivo. Il tutto avvallerebbe, ai sensi dei passi platonici citati, un’interpretazione della parte superiore del mosaico come allegoria di Aion e di quella inferiore come allegoria di Chronos. Una tale interpretazione parrebbe confermata da un altro passo del Timeo, stando al quale il movimento del diverso (Chronos: il tempo immanente) è obliquo ed incrocia quello dell’uguale (Aion), essendone dominato.  La diagonale che dalla testa della Primavera arriva fino a quella dell’Autunno e agli occhi della Tellus, rivolti verso il giovane, non ricorda forse il passo platonico appena citato? Obliqua è anche la linea che unisce l’Inverno alla Primavera, obliquo è l’andamento degli assi che uniscono tutte e quattro le Stagioni, rispetto al cerchio celeste retto dal giovane. Quindi il giovane stante è interpretabile anche come Aion, e non solo come tale, è infatti anche Helios e Kairòs. Infondata è ogni identificazione in senso univoco ed esclusivo, secondo la quale il reggitore della ruota dello zodiaco sarebbe solo una di queste tre personificazioni, con il conseguente accantonamento delle altre due. Quanto appena asserito troverebbe fondamento proprio nel fatto che il giovane non ha caratterizzazioni di tipo esclusivo: non è accompagnato dalla legenda AIWN, che ne consentirebbe un’identificazione solamente in questo senso, ma regge la ruota dello zodiaco, è in rapporto con un’allegoria del tempo terreno, immanente, come tante altre rappresentazioni di Aion.

    Un’interpretazione in senso polisemantico verrebbe suffragata dalla mancanza di alcuni attributi tipici di Helios, Aion o Kairòs, la presenza dei quali sbilancerebbe la perfetta armonia di riferimenti simbolici che caratterizza l’opera, favorendo interpretazioni univoche.

    Il giovane non ha la corona radiata, né guida un carro, né regge una frusta tipico attributo d’un nocchiere come il Sole, quindi non può essere identificato esclusivamente come tale. Tuttavia la figura stante del mosaico sentinate rimanda ad archetipi ellenistici che altro non sono se non personificazioni di Helios. Ricordiamo anche che il Sole determina la successione dei solstizi e degli equinozi, con tanta cura rimarcati nell’opera in esame, nonché il susseguirsi delle stagioni. Motivazioni d’ordine politico-propagandistico avvallerebbero ulteriormente l’identificazione col Sole, che dunque, non è accettabile in senso esclusivo, per l’assenza di alcuni attributi tipici, ma non è accantonabile per la presenza di elementi che “spingono” in questo senso.

    La figura stante non è caratterizzata dagli attributi e dalla postura che contraddistinguevano il celebre Kairòs lisippeo, ma come detto si trova in quel discrimine fra giovinezza ed età matura, che rimanda, tuttavia, all’idea di Kairòs e ciò risulta compatibile con una tradizione iconografica che rende questa personificazione con le sole sembianze di un giovane e che risulta  attestata anche in campo musivo da un mosaico di Baalbek, del quale s’è già detto. Anche in tale frangente ci sono elementi sufficienti per accettare l’identificazione con il Kairòs, ma non in senso esclusivo, ma in piena complementarietà con le altre due possibilità di lettura.

    Non è privo di rilevanza il fatto che l’asse centrale del mosaico non sia scandito da nulla, e che ci siano almeno tre punti focali: Aion, Tellus, Primavera. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che il soggetto del mosaico è il tempo nella sua totalità, sia quello cosmico (Aion), che quello immanente (Tellus/ Stagioni), ma è anche il tempo della renovatio temporum del ritorno dell’età dell’oro ( si tenga presente l’enfatizzazione della Primavera isolata, in corrispondenza del segno della Vergine, in modo da richiamare i versi virgiliani).

    Il mosaico è quindi caratterizzato da più livelli di lettura, che non si esauriscono in un’allegoria del tempo, ma contiene anche rimandi filosofici, con i quali s’intrecciano messaggi ideologici e propagandistici, senza soluzione di continuità fra ognuna di queste possibilità di interpretazione, in un gioco di rimandi che ne conferma la natura polisemica sia nelle parti singole, che nel complesso.

    Perché a Sentinum.

     A questo punto resta un ultimo interrogativo al quale trovare risposta: perché un tale mosaico si trovava a Sentinum?

    In una stanza attigua a quella con il mosaico esaminato ne fu rinvenuto uno con maschera di Oceano centrale, circondata da scene di pesca. Lo schema compositivo di tale opera ha la forma a P tipica dei triclini. Si ritiene che il mosaico fosse contenuto nel Tablinumdi una Domus.Visto il carattere eminentemente pubblico di questo tipo di stanza, un’opera dal così pregnante significato ideologico sarebbe perfettamente pertinente in un tale  contesto. Non avrebbe potuto esserci un vano più adatto di questo, affinché un eminente cittadino potesse dare prova della sua cultura, nonché gusto e ricchezza, ma anche di lealtà nei confronti della casa regnante e dell’adesione alla politica e all’ideologia da quella propugnate e sostenute. Siamo a conoscenza di diversi eminenti sentinati che avrebbero potuto vantare legami con il potere centrale di Roma, ma fra questi, alla luce di quanto affermato riguardo al messaggio politico che potrebbe essere trasmesso dal mosaico, un nome si distingue in particolare modo: Aetrius Severus, che fu praetor tutelaris, e poi governatore della Syria Phoenice sotto il regno di Settimio Severo e di Caracalla e pare avesse anche legami di parentela con la famiglia imperiale. Una simile personalità giustificherebbe appieno l’esistenza a Sentinum di un’opera quale quella esaminata che tanto eccelle per qualità e contenuti, non solo rispetto al resto della produzione musiva locale, ma anche nei confronti di quella del Mediterraneo tutto: non esiste un solo mosaico veramente simile.

    L’ipotesi è estremamente suggestiva e va considerata con estrema cautela, proprio per l’alto tasso di fascinazione, anche perché non ci sono altri elementi concreti per potere identificare in Aetrius Severus il dominus della Domus dalla quale proverrebbe il mosaico. Si tratta comunque d’un’idea verosimile. Quello che invece è certo è il carattere di peculiarità dell’opera, nella quale nulla è lasciato al caso. Tutto è disposto con cura, non al fine di dare un messaggio univoco, ma di formare una rappresentazione che comprenda più chiavi di lettura, ognuna delle quali rimanda all’altra in una ben calibrata armonia di riferimenti simbolici.

    (estratto da F. Venturini, “PICUS” XXVIII, 2008, pp. 213-231)

      

    Costellazione

    Equinozio di Primavera

    Solstizio d’Estate

    Equinozio d’Autunno

    Solstizio d’Inverno

     

    Ariete

    1870 a.C. – 70 a.C.

     

     

     

     

    Toro

    4540 a.C. – 1870 a.C.

    1990 d.C. – 4620 d.C.

     

     

     

    Gemelli

     

    20 a.C. – 1990 d.C.

     

     

     

    Cancro

     

    1460 a.C. – 10 a.C.

     

     

     

    Leone

     

    4070 a.C. – 1460 a.C.

    2440 d.C. – 4980 d.C.

     

     

    Vergine

     

     

    730 a.C. – 2440 d.C.

     

     

    Bilancia

     

     

    2270 a.C. – 730 a.C.

     

     

    Scorpione

     

     

    2900 a.C. – 2270 a.C.

     

     

    Ofiuco

     

     

    4260 a.C. – 2900 a.C.

    2270 d.C. – 3600 d.C.

     

    Sagittario

     

     

     

    130 a.C. – 2270 d.C.

     

    Capricorno

     

     

     

    2140 a.C. – 130 a.C.

     

    Acquario

    2610 d.C. – 4310 d.C.

     

     

    3960 a.C. – 2140 a.C.

     

    Pesci

    70 a.C. – 2610 d.C.

     

     

     

     

     

    Tabella con i cambiamenti equinoziali e solstiziali che si verificano a causa della precessione.


    NOTE:
    [1]              G. Dumezil, La religione romana arcaica, Milano 2000,  p.39.

    [2]              Si mantiene tale denominazione per il mosaico e per la figura che regge il cerchi dello Zodiaco, per chiarezza e comodità espositiva.

    [3]              Per le vicende inerenti la scoperta l’acquisto e l’asportazione dell’opera si veda E. Catani,  Le vicende antiquarie del mosaico sentinate ora alla Glittoteca di Monaco, in «Picus» XVI-XVII (1996-1997), pp. 23-73.

    [4]              Le varie interpretazioni sono passate in rassegna in M. S. Gelsomini, Sul mosaico sentinate di Aion conservato nella Glittoteca di Monaco, in «Picus» XVI-XVII (1996-1997) pp.75-114, si veda anche L. Musso, Governare il tempo naturale, provvedere alla felicitas terrena, presiedere l’ordine celeste, in S. Ensoli- E. Larocca (a cura di), Aurea Roma dalla città pagana alla città Cristiana, Roma 2001, pp. 373- 388.

    [5]              R. Engelman, Das Mosaik von Sentinum, in «Archäologische Zeitug», XXXV (1877), p. 10; H. Lavagne, Remarques sur l’Aion de la mosaïque de Sentinum, in Y.Duval (édité par), Mosaïque romaine tradive, L’iconographie du Temps:les programmes iconographiques des maisons africanes, Paris 1984 ,p.28-29.

    [6]              Gelsomini, art. cit., pp. 107- 108.

    [7]              Catani,  art. cit.,pp. 22-73.

    [8]              Il dato che ancora riportano i calendari attuali, secondo i quali l’equinozio di primavera sarebbe in Ariete è errato da poco più di 2000 anni ad oggi. J. Herrmann, Atlante di Astronomia, Milano 1975, p. 35.

    [9]              Idem, op. cit., p. 34.

    [10]              Gelsomini, art. cit., pp. 107-108.

    [11]              Il movimento del sole è naturalmente illusorio, lo si percepisce come tale dalla terra.

    [12]              RE, s.v.. Hipparchos; F.Cumont, Astrologie et Religion, Roma 2000, p.50. Sul fenomeno della precessione Herrmann, op. cit.,pp. 53-55; E. Lo Sardo, Il cosmo degli antichi, Roma 2007, pp. 101- 104

    [13]                L. Mercando, Pavimenti a mosaico e pitture parietali, in (M. Luni a. cura di) Archeologia nelle Marche, Firenze 2003, p. 331.

    [14]              Gelsomini, art. cit, p.114.

    [15]              Dubabin, Mosaics of the Greek, cit., p.163.

    [16]              Gelsomini, art.cit., p.90.

    [17]              D. Levi, Antioch Mosaic Pavments, Princeton 1947, Tav. XXXV, p.625.

    [18]              aa. vv., Image de Pierre Ars Latine, Paris 2002, fig. 43.

    [19]              H.Stern, Recueil Général des Mosaïques de la Gaule I, Gaule Belgique, 3, Paris 1963, Pl. XXVII-XXX.

    [20]              L. Musso, Governare il tempo naturale, provvedere alla felicitas terrena, presiedere l’ordine celeste, in S. Ensoli- E. Larocca (a cura di), Aurea Roma dalla città pagana alla città Cristiana, Roma 2001, pp. 312- 388.

    [21]              A. Briley, The African Emperor Septimius Severus, London 1978, p. 20; Hist. Aug., Settimio Severo I; Dion,  LXXVI 77,4; per la nascita di Caracalla Briley, op. cit., p.124.

    [22]              sul legame fra Settimio Severo e Liber-Pater/Bacchus si veda A. Bruhl, Liber Pater, Paris 1953, pp.191-194.

    [23]              Limc, s.v., Dionios/Bacchus; R. Merkelbach, I misteri di Dioniso, Genova 1991, p.19 e anche pp.15 ss. Ove si dice che Dioniso era rappresentato anche con quattro stagioni e circolo zodiacale; K. Kerenyi, Dioniso, Munchen 1992, p.176 e p. 257,.

    [24]              Idem, art. cit, pp.191-194.

    [25]              Briley, op. cit.,pp.237-238.

    [26]              H. Mattingly, Coins of the Roman Empire in the British Museum, V Pertinax to Elagabalus, London 1975, p. 96, Pl. 16, 18; p. 175,  Pl 29, 17

    [27]              Gelsomini, op. cit., p. 114

    [28]              Briley, op. cit., p. 224.

    [29]              Hor., Carmen Saeculare, v.21

    [30]              C. Carena (a cura di), Virgilio Opere, Torino 1985, p. 98 nota 2.

    [31]              Briley, op. cit., p.225.

    [32]              Mattingly, Pertinax to Elagabalus, Pl 46, 17;  47, 7; 27, 9,10.

    [33]              Dio 77(76) R. E. A. Palmer, Severan Ruler-Cult and the Moon in the city of Rome, in Aufstieg und Niedergang der römischen Welt, II,16-2, pp.1085-1120.

    [34]              Gelsomini, art. cit., p.77.

    [35]              Erod. 4.9 1-3.

    [36]              Hist. Aug. 2.1-2.

    [37]              Dio. 78 (77) 18.11

    [38]              D. Baharal, Victory of propaganda, Oxford 1996 (=British Archaeological Reports, International Series 657), pp. 69- 83.

    [39]              Eadem, op. cit, p. 74.

    [40]              Catani,  art. cit.,pp. 22-73.

    [41]              J. L. Ferguson,  Le religioni dell’Impero Romano, Londra 1970, p.44. Si ricordi che fu proprio Giulia Domna ad incoraggiare la realizzazione di una biografia di Apollonio di Tiana, con l’obbiettivo di farne un testo da opporre ai vangeli cristiani, in Idem, op. cit., p.44.

    [42]              Idem, op. cit., p.38, Dumezil, op. cit., p. 147.

    [43]              Herod., IV,3; Ferguson, op. cit., p. 51; Briley, op. cit., London 1978, p.117.

    [44]              P. Moreno, Scultura ellenistica,I, Roma 1994, pp. 131-146.

    [45]              Idem, op. cit., p.176.

    [46]              A. Zaccaria Ruggiu, Le forme del tempo: Aion, Chronos, Kairos, Padova 2006, pp. 147-148, fig. 13,a.

    [47]              Zaccaria Ruggiu, Le forme, cit., p. 29

    [48]              Plato, Tim. 38,b.

    [49]              Idem, Tim. 37,e .

    [50]              Plato, Tim. 38, e; 39

    [51]              Idem, art. cit., p. 44.

    [52]              Catani, art. cit., pp. 38-47, fig. 1.

    [53]              Gelsomini, art. cit., p.114.

    [54]              Briley, op. cit., p.336. Va ricordato come la famiglia di Settimio Severo avesse radici italiche tanto profonde quanto quelle africane, e che forse queste furono il presupposto fondamentale per l’ascesa politica del futuro imperatore. Varrà la pena di ricordare Settimio Severo, avo dell’imperatore, cavaliere di Leptis al quale Stazio dedica la IV delle Sylvae: costui aveva proprietà a Tivoli e di lui il poeta dice: Nec mira virtus: protinus Ausonum/portus vadosae nescius Africae/intras adoptatusque Tuscias/gurgitibus puer innatasti (vv.36-40) ed ancora Non sermo Poenus, non habitus tibi/ externa non mens: Italus Italus./Sunt Urbe Romanisque turmis,/ qui Libyam deceant alumni (vv.45-48). Si noti la volontà di volere rimarcare la Romanità e l’Italicità del personaggio. A tale riguardo si veda anche R. Syme, Tacitus, Brescia 1971, p. 790, ove si ricorda che a Tivoli avevano acquistato terreni gli appartenenti alla nuova aristocrazia provinciale che tendevano ad unire le famiglie secondo logiche di potere.

    [55]              RE, s.v.. Zodiakos.


    BIBLIOGRAFIA:

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    RE: Realencyclopädie der Classichen Altertumswissenschaft (ed) Pauly-Wyssowa-Kroll-Mittellhaus-Riegler.

    Limc: Lexicon Iconographicum Mytthologiae Classicae.

     

    Fonti antiche:

    Dio: Cassii Dionis Cocceiani Historiarum Romanarum que supersunt.

    Herod: F. Cassola (a cura di), Erodiano, Storia dell’Impero Romano dopo Marco Aurelio, Firenze 1967.

    HA: Scriptores Historiae Augustae, Milano 1972. 

     

     

     

     

     

    Elenco delle didascalie

    Fig. 1-Il mosaico di Aion di Sentinum (da M. Luni (a cura di), Archeologia nelle Marche, Firenze 2004, p. 330).

    Fig. 2-Mosaico di Sentinum: particolare della metà destra del cerchio zodiacale.

    Fig. 3-Rilievo d Modena, esempio di corretta disposizione dei segni (L. A. Campbell, Mithraic Iconography and Ideology, Leiden 1968, fig. 695).

    Fig, 4-Moneta di Settimio Severo con personificazione dell’Aequitas (H. Mattingly, Coins of the Roman Empire in the British Museum, V Pertinax to Elagabalus, London 1975, p. 96, Pl. 16, 18; p. 175,  Pl 29, 17).

    Fig. 5-Alcune monete di Giulia Domna (Idem, op. cit., Pl 46, 17;  47, 7; 27, 9,10).

    Fig. 6- L’Aion Sentinate, al centro, L’Alessandro-Elio dei Musei Capitolini, a sinistra, L’Apollo-Elio di Civitacastellana, a destra (Aion da  M. Luni (a cura di), op. cit.,p. 330; Alessandro-Elio e Apollo-Elio, da P. Moreno, Scultura ellenistica, I, Roma 1994, figg. 160, 161).

    Fig. 7- L’Alessandro di Cirene (foto F. Venturini).

    Fig. 8-Il Kairòs di Baabek (Limc, sv Kairòs, 21).

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