Utenti online

Commenti recenti

    Virile: l’uomo forte, determinato, coraggioso ma anche omosessuale? L’evoluzione del concetto di virilità nei secoli e nelle culture.

    Che cosa fa di un uomo un vero uomo?
    Non stiamo parlando di voce profonda, spalle larghe e peli sul petto. Chi rifiuta di partire all’assalto, chi non salva il compagno in pericolo, chi non è ambizioso, chi non sa dominare le proprie emozioni, chi rifiuta le avances di una donna non è considerato virile, anche se è un maschio. La virilità non va cioè confusa con la mascolinità, avverte lo storico francese Alain Corbin, curatore di una raccolta di saggi sull’argomento. «Attenzione però: questo è il concetto di virilità che si è affermato nell’Ottocento e del quale è figlia anche la nostra cultura» spiega Santa Maria Botteri, già docente di Storia del corpo e del comportamento all’Università Cattolica di Brescia. «Un concetto dal quale oggi ci siamo distaccati e che comunque non è rimasto fisso in tutte le epoche. Basti pensare che il termine virilità è comparso solo negli ultimi 2 o 3 secoli».
    Ciò non toglie che agli uomini, in tutte le epoche, non è mai bastato nascere maschi per essere considerati uomini veri.
    E la ragione è biologica: l’uomo deve dimostrare di essere in grado di provvedere alla donna e alla sua prole. E contemporaneamente deve dimostrare agli altri maschi di avere un posto nella società.

    Secondo l’antropologo americano David Geary, nelle società arcaiche il segreto del successo sociale era avere un gran numero di figli. Ma per averli occorreva attrarre le femmine, mostrando salute e forza, caratteristiche che avrebbero fatto di quel compagno il padre di una prole con buone speranze di sopravvivenza.
    L’antropologa statunitense Kristin Hawkes arriva ad affermare che perfino l’invenzione della caccia è stata, almeno in parte, un modo di “dare spettacolo”.
    Insomma, i comporta-menti virili si sarebbero evoluti per fare presa sulle donne. E solo più tardi sarebbero diventati parte della cultura di molti popoli. Con variazioni di usi e credenze davvero sorprendenti a seconda delle epoche.

    Per i Greci, per esempio, ogni cittadino tra i 12 e i 17 anni doveva restare sotto la protezione di un “maestro” che lo istruiva nella filosofia e nella matematica, e che intratteneva con lui una relazione gay, nella quale il giovane era esclusivamente soggetto passivo.

    Materia e tèchnē: esistenza, opera, consumo

    Affrontando la questione dell’immaginario della materia in relazione al mondo specificamente umano occorre, in primo luogo, interrogarsi su cosa si intenda per materia nella sfera della percezione e dell’esperienza dell’uomo. Cos’è la materia rispetto all’uomo?

    Si può intendere per materia la sostanza vitale, carnale, corporea di cui l’esistenza umana è plasmata ma anche il mondo esterno rispetto al modo dell’esserci tipicamente umano. Addirittura, si può intendere per materia anche il sub – umano, il microscopico, i tessuti e gli organi che compongono il sistema – corpo umano o l’assolutamente grande, lo spazio siderale dell’universo e dei corpi celesti. Ma anche tale distinzione risulta assolutamente inesatta.

    IL CARCERE E IL CASTELLO DI CAMPAGNA – Scacco del desiderio e desiderio di salvezza nel Franz Kafka di Walter Benjamin

    1. Metamorfosi e scacco

    Mio padre pretende aspirina ed affetto / e inciampa nella sua autorità, / affida a  una vestaglia il suo ultimo ruolo / ma lui esplode dopo, prima il suo decoro[1].                                                                                                                          

    1.1. Innalzamento, decadenza, scatto

                  Nella Russia del XVIII secolo, scrive Walter Benjamin, un aneddoto sembra precorrere come una staffetta l’opera di Franz Kafka ed addensarne nei suoi tratti essenziali l’enigma.     

               L’episodio in questione si svolge alla corte dell’imperatrice Caterina, tra gli uffici e le camere del palazzo ministeriale ed ha come protagonisti il cancelliere Potemkin ed il «piccolo, insignificante scrivano Šuvalkin»[2].  Durante la più lunga delle sue frequenti depressioni Potemkin si era ancora una volta chiuso nella sua camera, proibendone l’accesso a chicchessia, creando in tal modo seri inconvenienti alla burocrazia di palazzo. Numerosi atti si accumulavano infatti negli uffici ed era impossibile sbrigarli senza la firma del cancelliere. Gli alti funzionari erano letteralmente disperati.      

    L’UMANO E IL PARANOICO – (Ana)metamorfosi del paradosso della paura

    1. Confini di fine millennio. Tratti genealogici di una metamorfosi.

     

    Pensando al 38°  parallelo in Corea,  al muro di Berlino piuttosto che al 17° parallelo in Vietnam, il linguaggio comune, come quello della teoresi, non esita a definire linee e demarcazioni che hanno valenza simbolica di baluardo. Divisioni di assestamento e di equilibrio, una simmetria di accordo tra gli antagonisti per valutare e gestire i loro rispettivi territori, nell’era del ‘bipolarismo’, della divisione del mondo rigorosa e geometrica. In questo ‘ordine del discorso’, tanto immediato ed istintivamente sentito dal punto di vista individuale, quanto corroborato da analisi teoriche e  da retoriche politiche, il 1989 segna certamente una cesura. La quale simbolizza e dà corso all’articolazione di un differente ‘ordine’ di sapere, intessuto dal pensiero della ‘crisi’, della dissoluzione, della fine, nella duplice percezione del ‘sollievo’e dello spaesamento. 

    La costruzione del nomadismo in Italia tra pericolosità, prevenzione, assimilazione

    1.Premessa.

    Contestualizzazione nel quadro della natura e della

    finalità della ricerca.

     

    Il complesso del presente elaborato si inserisce nel contesto più ampio della trattazione della prima sezione del lavoro di tesi, relativa al ‘nomadismo zingaro’ come pericolo sociale, tra pubblica sicurezza e pensiero razziale (1889 – 1945). Sezione che mira a delineare un quadro teorico relativo alle seguenti questioni e linee di ricerca: 

    • ambiti principali e forme culturali di riferimento che compongono il frame di validazione scientifica  e di legittimazione politico – legislativa del concetto di ‘nomadismo zingaro’;
    • spazi disciplinari e nodi teorici che compongono la morfologia del paradigma culturale dello ‘zingaro nomade’;
    • relazioni tra essi e l’ambito delle politiche statuali, delle codificazioni legislative, delle pratiche amministrative.
      Continua la lettura La costruzione del nomadismo in Italia tra pericolosità, prevenzione, assimilazione

    LE PIETRE E LE PAGNOTTE

    Alcune riflessioni su: “La Persuasione e la Rettorica” di C. Michelstaedter

                                           persuasione[1]

    So che voglio e non ho cosa io voglia. Un peso pende ad un gancio e per pendere soffre che non può scendere: non può uscire dal gancio, poiché quant’è peso pende e quanto pende dipende.

    Lo vogliamo soddisfare: lo liberiamo dalla sua dipendenza; lo lasciamo andare, che sazi la sua fame del più basso e scenda indipendentemente fino a che sia contento di scendere. In nessun punto raggiunto fermarsi l’accontenta e vuol pur scendere, ché il prossimo punto supera in bassezza quello che esso ogni volta tenga (…) sempre lo tiene un’ ugual fame del più basso e infinita gli resta pur sempre la volontà di scendere[1].

     

    Trimalchione e l’ordine cosmico

    copertina n. 43 di Letteratura-Tradizione

    copertina n. 43 di Letteratura-Tradizione

    Da Letteratura-Tradizione, n° 43.

    Nell’articolo: “La difficile via per il centro” (L-T 42), analizzando il così detto “Mosaico d’Europa”, è emersa una serie di significati simbolici, rimandanti a tre momenti, corrispondenti ai tre pannelli che compongono il mosaico: 1)morte/iniziazione; 2)rapimento, viaggio/trance mistica; 3)visione del dio e contemplazione dell’ordine cosmico. S’è detto che un tale “percorso” si compie in un triclinio, poiché si tratta di un Centro1.

    Qualora confrontassimo l’analisi del mosaico, con una parte del Satyricon troveremmo confermate le nostre idee riguardo al ruolo del triclinio quale Centro, cioè luogo ove l’ordine fenomenico viene inizialmente annullato, per poi essere rifondato, motivato, a seguito della contemplazione del kosmos.

    Museo Civico di Bisaccia: Alle Origini Degli Irpini

    Genti aristocratiche della Campania antica

    Bisaccia occupa un ruolo di primo piano tra le antiche comunità che abitavano, in età protostorica le fertili alture dell’alta valle del fiume Ofanto e del fiume Sele, rientrando, insieme a Calitri, Conza, Morra De Sanctis, Cairano, Oliveto Citra, in un aspetto peculiare del popolamento indigeno della Campania, che prende il nome di “Cultura di Oliveto Citra-Cairano” dai due centri indagati per primi.
    La storia della ricerca archeologica a Bisaccia rimane indissolubilmente legata al nome di un archeologo che vi dedicò gran parte della sua attività di ricerca, Giancarlo Bailo Modesti (Istituto Universitario “L’Orientale” di Napoli); allo studioso si devono non solo lo scavo esemplare della necropoli della collina del Cimitero Vecchio, ma sopratutto i numerosi lavori scientifici che hanno fatto di Bisaccia uno dei casi di studio più noti nell’ambito dell’archeologia funeraria.

    La difficile via per il centro

                  

      Da Letteratura-Tradizione 3° serie, n° 42

                   

     

    Da tempo ormai è stata notata una contiguità iconografica fra le raffigurazioni di Europa, e quelle di menadi su toro. Tale “equivoco” comincerebbe già nella pittura vascolare d’epoca arcaica. Secondo alcuni il fenomeno, sarebbe spiegabile con un comune archetipo iconografico[1]. Secondo altri si sarebbero verificate delle trasposizioni meccaniche (…) in botteghe dove si procede ormai ad una sorta di produzione in serie[2].